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  • Giulia Bernardinello

COMFORTZONE - Salvezza o condanna?

Ognuno di noi possiede un insieme di abitudini, una relazione, un cibo, un modo di essere che veste fin troppo comodo. Uno stato interiore in cui i livelli di ansia e stress sono bassi ed il controllo è alto. La zona di comfort non è un vero e proprio spazio reale, ma un costrutto psicologico, emozionale e comportamentale che spesso scandisce la routine della nostra vita.


Quando desideriamo rimanere il più possibile all’interno del nostro quartiere mentale evitiamo i pericoli e l’incertezza, adottando un atteggiamento passivo nei confronti della vita, senza rendercene conto.


L'essere umano ha senza dubbio un’innata capacità di adattarsi funzionalmente ai diversi contesti in cui si trova, ma a questa considerazione è necessario aggiungere gli aspetti psicologici che differenziano ogni individuo. La comodità, a volte, è sovrana e tende a farci fare il minimo indispensabile, facendoci prendere le distanze da cose nuove.


Nonostante a volte percepiamo che qualcosa non va, vorremo cambiare, ma perduriamo lo stesso, perché quello che c’è fuori lo immaginiamo peggio.

Ci blocchiamo perché siamo impauriti, soprattutto di fallire e deludere gli altri. Abbiamo paura di farci male, non riuscire a rialzarci e diventiamo vulnerabili.

Anche se lo stress non gode di buona reputazione, un po’ di sforzo fa bene e motiva ad agire.


E’ noto che per subire il cambiamento in chiave positiva, necessitiamo di uno stato di ansia ottimale, di un’adrenalina superiore al normale.


Prima di tutto, dobbiamo prendere consapevolezza che se la nostra zona di comfort è un'oasi felice, non dobbiamo lasciarla drasticamente, ma solamente allargarla, per far si che un giorno non limiti mai la nostra realizzazione personale.

E’ importante sperimentare cose nuove, dando un significato differente alle vecchie, ricollocandole, facendo si che assumano un ordine interiore che prima non avevano. Il blocco interiore di provare cose nuove deve diventare un nostro punto di forza e l’ansia di fallire un segnale di crescita, che ci spinge a tentare meglio.


Spingerci sempre un pò più in là, ci da l'opportunità di evolvere noi stessi ed automaticamente le nostre risorse. Per fare chiarezza immaginiamo che ci sia una zona di comfort, subito dopo una zona di crescita e apprendimento e successivamente una zona di ‘pericolo’.


Dobbiamo imparare ad uscire dalla nostra zona di comfort quanto basta per fare dell’apprendimento un’opportunità dinamica, da inglobare nella nostra prima zona, senza sconfinare nella “danger zone”.


Quante decisioni consapevoli prendi?


Quando è stata l’ultima volta che lo hai fatto?


Quando è stata l’ultima volta che hai ardentemente desiderato migliorare?


Senza dubbio, una buona autostima è un ingrediente prezioso per fare della tua comfortzone un posto sicuro, ma non invalicabile, elastica abbastanza per farci idealizzare dove potremo andare.


“Ogni nave in porto è sicura. Ma questo non è lo scopo per cui è stata costruita.”

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