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  • Giulia Bernardinello

CIBO E STRESS

Il cibo è sempre stato un elemento democratico, tutti hanno fame.

Il senso di fame è però cambiato nel tempo, da piccoli si mangia per crescere, con poco libero arbitrio connesso, col tempo, si sviluppa il senso del gusto, ci si delizia con piatti ritenuti preferiti e si inizia a scegliere cosa proprio non si vuole mangiare.


E’ curioso, in questi giorni, momento di grande sforzo psicofisico nel mondo (vd. COVID-19), se circoscritto alla popolazione italiana, la paura più grande pare proprio quella di non avere cibo a sufficienza.


Da dove viene questo viscerale senso di fame?


Questa domanda vorrei che suscitasse una breve riflessione.

Siamo abituati da tempo ad una propaganda mediatica di piatti gourmet, minimalismo, innovazione e cibo alternativo, che si discosta molto dalle quantità, ma pone luce sul gusto e qualità.


Oggi invece, sembra esserci una reale ANSIA del non averne abbastanza.

Quasi come se mettessimo nel piatto le nostre emozioni, senza nessuna connessione fisiologica, ma dando libero sfogo ad un comportamento pressocchè inconscio di saziare avvenimenti stressanti, dovuti da cause stressogene.


Su questo mi piacerebbe soffermarmi.

Il cibo, in momenti emozionali particolari, ci da sicuramente una soddisfazione immediata, ciò che è importante fare è una scissione fra normalità e patologia.


- Il partner sfortunatamente (non sempre) mi lascia e mangio cioccolatini per due giorni: normalità.


- Il partner sfortunatamente (non sempre) mi lascia, mangio cioccolatini per due, per quattro per sei e non so smettere: fame nervosa.


Sapresti riconoscere la differenza?


Lo stress ha sempre due facce della medaglia.

Esiste un distress, o stress negativo, ma anche un eustress, quello buono, percepito come uno stimolo positivo per migliorarsi e raggiungere i propri obiettivi.


Ma se lo stress negativo perdura, l’organismo compie un grosso sforzo, capita che alcune persone perdano l’appetito, altre invece, mangiano in modo esagerato e compulsivo cercando di sfuggire dal problema, prendendo scorciatoie.


Ed è li che sopraggiunge la correlazione cibo-stress, quando iniziamo ad avere un rapporto diverso con ciò che mangiamo. Le abitudini cambiano, sia nel senso della riduzione che nel senso dell’eccesso, l’esposizione allo stress altera sia il rapporto con il cibo, sia la dimensione del piacere dell’atto del mangiare.


Quando si è molto stressati, la causa dello stress diventa un pensiero prevalente e quasi unico, per questo è necessario recuperare una vita con un panorama più ampio ed un’immagine di sé più positiva.


Le cose da fare sono diverse e dipendono dal grado di stress, per prima cosa, praticare consapevolezza.


Essa aiuta ad ascoltare quando abbiamo fame prima di portare il cibo alla bocca modulando la quantità. Consente di valutare lo stato emotivo e allena a riconoscere la sazietà.



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